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Mar

Editoriale di Pierluigi Grande. Fabio Capello fotografa il problema azzurro…

Ho raccontato tante storie di sport e, tra gli allenatori che mi sono rimasti particolarmente nel cuore, ci sono Sven-Göran Eriksson e Fabio Capello, incontrato ai tavoli della redazione di TeleMonteCarlo. Era una delle prime “doppie voci” volute dal direttore Luigi Colombo, inventore del commento tecnico nello sport.
Ogni anno ci ritroviamo al Premio Bulgarelli: Capello è ancora uno degli attori del circo calcistico che non dice mai un concetto scontato, ma sempre profondo e intelligente.
Oggi, leggendolo sulla Gazzetta — rigorosamente cartacea — nell’intervista del collega Fabio Licari, ritengo abbia fotografato in pieno la crisi del calcio italiano.
Un calcio che, paradossalmente, ci vede in vetta con le Nazionali giovanili…
In un passaggio recita:
“Il problema principale? La carenza assoluta di giocatori italiani in Serie A. Gli stranieri occupano quei posti, anche se modesti. Pensiamo davvero che siano tutti superiori ai nostri? Se dovessimo fallire il terzo Mondiale, non avrei dubbi: vorrebbe dire che tutte le politiche sul nostro calcio giovanile sono sbagliate”.
Non lo diciamo noi: lo dice un certo Fabio Capello.
Noi aggiungiamo la necessità di concentrarsi sulla formazione degli allenatori dell’attività di base e di gratificare tutte quelle figure fondamentali per far crescere i nostri giovani.
È un controsenso: il calcio è una delle industrie più importanti del Paese e poi non puntiamo su chi dovrebbe confezionare il prodotto migliore.
Li prepariamo con mille fatiche, arrivano e vincono con le Nazionali giovanili… e poi li mandiamo in Serie D.
Non succede in nessun altro Paese europeo.
Risultato: Nazionale = zero.
Pierluigi Grande