Home / News / San Daniele del Friuli: un cuore che batte per lo sport…benemerenza al DG dell’Udinese Franco Collavino e solidarietà con il libro “I Codici della vittoria”
San Daniele del Friuli: un cuore che batte per lo sport…benemerenza al DG dell’Udinese Franco Collavino e solidarietà con il libro “I Codici della vittoria”
SPIRITI NELLA NEVE. Una San Daniele imbiancata ha ospitato ieri sera un’occasione speciale di solidarietà sportiva nel suo Palazzetto dello sport organizzata dal Comune per consegnare una benemerenza al Direttore Generale dell’Udinese Calcio, Franco Collavino, sandanielese doc e per presentare il libro “I Codici della vittoria” scritto dal giornalista e scrittore di Latina Pierluigi Grande e dall’ex bomber Andrea Carnevale i cui proventi saranno devoluti a favore di Telethon con particolare riguardo ai malati di SLA e alla onlus Udinese per la vita. Alla serata avrebbe dovuto partecipare anche l’ex calciatore di Rivignano Stefano Marangone, colpito da anni dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica, ma una febbre alta ha sconsigliato la famiglia di affrontare uno spostamento reso già problematico dalla nevicata pesante annunciata e che non si è fatta attendere per la gioia dei bambini pronti a creare sculture più o meno originali nel giardino.
Una delegazione del Comune di Rivignano ha ricevuto dalle mani di Carnevale la maglietta di Totò Di Natale oltre che quella di Padelli per Stefano, grande collezionista di maglie di campioni. Oltre che con Franco Collavino, visibilmente commosso quando il commissario straordinario del Comune Daniele Damele gli ha consegnato l’onorificienza “come illustre cittadino che contribuisce con il suo ruolo all’interno dell’Udinese calcio, società simbolo di efficienza e positività in tutto il mondo”, l’Udinese era presente alla serata con il preparatore atletico Bordon e il portierone Daniele Padelli, splendido viso ( e non dico nulla di nuovo)e persona educata e gentile, un ragazzo d’oro.
Lo sport ha un grande potere attrattivo, motivante e stimolante nei confronti dei più giovani. Gli esempi edificanti realizzati e messi in pratica dai campioni riescono a smuovere energie positive in grado di coinvolgere e travolgere. L’effetto positivo è come un’onda d’urto di passione vissuta ad un concerto rock. Lo stesso effetto domino della gente che si alza insieme allo stadio ad un goal della squadra del cuore. Non si può arginare il mare. Solo un goal ha la capacità di avvolgere in un abbraccio collettivo la sua gente. Ieri sera c’era la stessa forza creata dalla solidarietà, dall’amicizia, dalla passione, dal bisogno di sentirsi vicini a chi soffre. C’erano i ragazzi del progetto Casa Elena, la sofferenza delle famiglie dei due malati di SLA di San Daniele, Edda Calligaris dell’Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minori Visulesi, Rino Chinese in rappresentanza dell’Unione Ciechi ed Ipovedenti.
E’ sempre l’Udinese che crea legami. C’era la mia gente bianconera protagonista di ogni mio passo. E, guarda caso, nel mio paese, quella San Daniele che mia mamma portava nel cognome, nel sangue, nell’anima e che profumava di fiori della collina di San Luca. Cavoli che orgoglio che sento scrivendo queste righe. Mariute ingrasserebbe di due chili a leggerle.
E in più, una chicca che merita di essere raccontata. Fra i protagonisti di ieri sera c’era anche il mio bomber Carnevale: dico mio perché, nel 1985 ero una ragazzina innamorata di lui (come lo sono gli adolescenti) e della sua chioma folta, di quel suo modo di segnare nella mia Udinese e di correre sotto la curva con il nove stampato sulla schiena. Ricordo di aver tenuto un articolo su di lui in camera per anni e anni, quella sua storia triste di ragazzo cresciuto senza i genitori. Ricordo un Udinese-Atalanta: pieno inverno, io abbonata in tribuna con papà, in un’azione di gioco il bomber cade in area e sviene per qualche secondo. Io, tredicenne, mi alzo e urlo “Andrea Ti amooooo”, squarciando il cielo e facendo arrossire mio papà. Qualche istante e Andrea si alza segnando anche il goal della vittoria per l’Udinese. Questo era per me Andrea Alessandro Carnevale, nato a Monte San Biagio il 12 gennaio. Un sogno da ragazzina, un poster in camera.
Poi se ne andò a vincere scudetti altrove. Io non lo incontrai mai. Solo dopo più di vent’anni a Udine. Non è un caso. Perché è sempre la mia Udinese che crea legami. E ieri sera sono stata orgogliosa di aver partecipato a quella serata e di aver sostenuto questa causa. La sua voglia di aiutare gli altri avendo vissuto sulla sua pelle la sofferenza, avendo segnato il goal più importante della vita. Una vita riafferrata per i capelli grazie allo sport.
Nella vita nulla si perde. Lo spirito dei nostri cari che non ci sono più: la mamma di Pierluigi, la sorella di Andrea, la mamma Maria. Se ne sono andati troppo presto e ora danzano con la neve che cade.
Oggi è tutto bianco e si festeggia martedì grasso.
Qualche mese fa un amico mi provocò dicendomi: “Ma Bianca, che esempio dà l’Udinese ai giovani?” Che esempio dà ai giovani? Potrei scrivere un libro per raccontare tutto ciò che di buono ha fatto a me e sarei disposta a passare la vita a sostenerne la causa con parole di amore incondizionato. E qui mi vengono in mente le parole di Claudione Baglioni: “Io ti amai con noncuranza senza mai uno scopo”.
Grazie Udinese, sei la più bella canzone d’amore che c’è.
Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.