
LABWS Scienza&Sport:”L’ottimizzatore nello sport”.
Dal calcio di strada ai laboratori della scienza sportiva: la mia storia
Mi chiamo Nasreddine Maaraf e sono un ex centrocampista della Serie B tunisina negli anni ’90.
Inizio questo articoli con una mia presentazione e poi mi divertirò a raccontarvi i segreti dello sport. Si dello sport! La bussola della mia vita…che può diventare la bussola di tutti e a tutte le età…
Ringrazio il direttore Pierluigi Grande per avermi proposto questo progetto editoriale.
A 19 anni ero a un passo dal grande salto: una squadra di Serie A e la Nazionale tunisina mi avevano messo nel mirino. Poi, all’improvviso, un grave problema alla schiena ha cambiato il corso della mia carriera. Ho dovuto ridurre i carichi di lavoro, rinunciare alla Serie A e restare in Serie B.
Non è stato facile accettarlo. Ma è stato proprio in quel momento che ho scelto di non fermarmi.
Ho deciso di andare in Europa, per curarmi meglio e per completare gli studi in educazione fisica, trasformando una delusione in una nuova direzione di vita.
Il calcio prima delle scuole calcio
I miei ricordi più forti, però, partono da molto più lontano. Da quando avevo 3 anni fino ai 10, il calcio era la strada. Il quartiere era il nostro stadio sacro, molto prima che nella mia città nascessero le scuole calcio.
Giocavamo ovunque ci fosse spazio, spinti da un’energia che ci bruciava dentro. Non avevamo scarpe Adidas, maglie Nike o palloni ufficiali UEFA. Giocavamo in jeans, a piedi nudi, con un pallone di plastica comprato mettendo insieme i soldi della merenda. Le porte erano due pietre.
In casa non c’erano giocattoli: solo un pallone fatto con un calzino di lana. Eppure bastava quello per essere felici.
I valori del calcio di strada
Il calcio di strada non era solo gioco. Era scuola di vita.
Valori morali
L’unità del gruppo, fino a sentirsi fratelli.
Il tempo libero passato a giocare, non davanti alla televisione con i suoi effetti negativi: sedentarietà, obesità infantile, isolamento.
Fino alla grave conseguenza del DMN ‘’default mode network’’ è una rete nel cervello che deve per forza pensare su qualsiasi cosa e invece di pensare o praticare il calcio si pensa ad altri cose rischiando di cadere in droga o altro di brutto.
L’inclusione: chiunque poteva giocare, senza pagare nulla, dividendo anche il pane con gli altri.
Nessuna solitudine.
Valori fisici
Resistenza, giocando anche più di quattro ore al giorno.
Rafforzamento del corpo giocando a piedi nudi, stimolando la circolazione e il sistema immunitario.
Maggiore forza nel tiro.
Un corpo solido, senza paura.
Questi elementi spiegano perché spesso il calciatore africano risulti più elastico, resistente e meno soggetto a infortuni rispetto a quello europeo, anche grazie a un’alimentazione semplice, naturale, senza chimica né conservanti.
Talento sì, opportunità no
In Africa nascono tantissimi talenti, ma troppo spesso la loro crescita si ferma nell’età giovanile. La causa è la povertà: mancano infrastrutture, metodologie moderne e allenatori qualificati.
Solo pochi riescono a emergere: chi emigra, soprattutto in Francia, o chi viene notato da osservatori stranieri.
In Tunisia, dopo la vittoria della Coppa d’Africa nel 2004, qualcosa è cambiato: sono nate scuole calcio in tutto il Paese ed è stato imposto alle società di dotarsi di campi in erba o sintetici. Un passo importante verso il futuro.
Dalla strada alla scienza dello sport
Questi temi li approfondisco oggi nel LAB Scienza & Sport – I codici della Vittoria, insieme a Pierluigi Grande l’amico giornalista della ex Telemontecarlo, con organizzazioni come Esperienza Europa, l’Istituto Pasteur Italia e l’Università La Sapienza di Roma.
È uno scambio continuo tra la cultura sportiva tunisina e l’esperienza maturata in Italia. Oggi collaboro anche con un club di pallamano femminile della Serie A tunisina. Torno nel mio paese a tempi cadenzati per occuparmi della fase trasversale, dell’ottimizzazione del cerchio sportivo. Si! Per me l’intero lavoro sportivo di un club e come un cerchio. Tutto dovrà girare unendosi in un punto comune…
In ogni sport, a qualsiasi livello, il ruolo dell’ottimizzatore è determinante: per la crescita individuale, per il gruppo e per il successo.
Di cosa si occupa esattamente un ottimizzatore sportivo? Ve lo racconterò nel prossimo articolo.
Perché una cosa è certa:
lo sport giovanile non è un’opzione, è un percorso fondamentale per la vita dei giovani.
Nasreddine Maaraf
Ottimizzatore sportivo – Preparatore atletico – Allenatore
Redazione PassioneSport.tv