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GIA’ LATINA PALLANUOTO, OGGI LATINA-ANZIO PALLANUOTO UNA FAVOLA DI SPORT.

La pallanuoto è rimasto uno dei racconti più affascinanti della mia attività di romanziere di sport. Descriverne le fasi in acqua, raccontarne i segreti pre e post gara, con il contributo degli attori di un mondo di sport con la S maiuscola mi ha arricchito. Negli ultimi tempi, nel nostro giornale online gli abbiamo sempre riservato il giusto spazio, ma impegnato su altri fronti televisivi, ho potuto seguire la rinascita del team solo da lontano. Rispetto alle gioie condivise nel passato mi sento obbligato oggi a firmarne un commento. Il “Presidentissimo” Damiani anche quest’anno ha sfiorato il colpo grosso. Lo storico ritorno in A1 è solo rimandato. Il doppio confronto perso con Salerno, proprio ai Play Off, regalerà al settebello pontino del laborioso Mirarchi un’opportunità di crescita. Vedendola dal lato dirigenziale, i play off possiamo considerarli come l’ennesimo miracolo. Una squadra obbligata ad allenarsi e giocare sempre fuori casa, fino a far diventare Anzio la propria casa. Una squadra alla quale, nonostante i meriti sportivi, non gli si è stato riconosciuto il diritto di segnare, gioire, vincere o perdere nuotando nella piscina della propria città, alla quale è stato negato il piacere di far “volare” l’onorevole progetto giovani. Le pagine dello sport sono lo specchio delle socialità, ed è chiaro che ormai viviamo un mondo dove vince il dovere rispetto al diritto e questa “leggera” storia di sport ne è una conferma. Non entro nel merito dei meandri di una diatriba di cui non conosco particolari e verità nascoste, ma per dover di cronaca va messo l’accento: il risultato di quest’anno vale doppio e non viene sbiadito neanche dal doppio nome e colore. Lo sport e le sue imprese vivono sempre di campanilismi e lotte di contrada, in questo caso ha vinto l’unione tra due città, o meglio l’intelligenza di gruppi di gente di due paesi vicini… Ci dispiace solo dover evincere che nella Latina-Anzio Pallanuoto, squadra di baldi giovani e gloriosi campioni, saranno sempre meno i giovani di Latina a vestirne la prestigiosa calottina. Le parole di Damiani, pubblicate sulla sua pagina, sono un inno alla battaglia sportiva. Il preludio per le prossime sfide a conferma che tutto è solo rimandato: “Anche questa stagione è terminata, abbiamo disputato la finale e usciamo a testa alta, battuti ai rigori. Onore ai vincenti, non ho alcun rammarico, forse non era ancora il momento giusto, forse non era giunto ancora il tempo di riprenderci quanto lasciato nel 2011”.
Il Presidentissimo da buon condottiero si è contornato di buoni fidi, insieme agli amici storici: Roberto De Gennaro, Carmelo Sarcià, Egidio Cervini e Massimo Baccini, ha scritto una delle più belle storie dello sport pontino. In calottina nero- azzurra sono passati campioni di ogni genere e nazione. Tra questi, solo per citarne alcuni: Viktor Jelenić, David Burburan, Alessandro Calcaterra, Živko Gocić, Shea Buckner, Antonio Vittorioso e allenatori come Yiannis Giannouris, Nando Pesci, Vasko Vuckovic, Roberto Tofani e Maurizio Mirarchi. Recitano malinconiche ed appassionanti le parole di Damiani : “La Società ha fatto il possibile ma potevamo fare di più e questo sarà il punto di partenza per la prossima stagione. Per ora voglio ringraziare tutti gli atleti che hanno disputato il Campionato, tutto il settore giovanile, gli amici, i tifosi e i genitori di Anzio, dove siamo stati ben accolti e seguiti. Ringrazio tutti i tecnici ed i Dirigenti della Società che hanno dato il massimo per l’obiettivo comune! A tutti voglio soltanto dire che per essere ancora più forti e competitivi, si riparte da questa finale, si riparte per potenziare il settore giovanile e costruire nuovi campioni, si riparte con l’entusiasmo e la passione di sempre”. Ritengo che lo sport intero debba invece ringraziare il Presidentissimo Francesco Damiani, a lui e al suo staff, mi legano i ricordi di mille interviste, programmi televisivi e telecronache ed aggiungo che se un tifoso può piangere o gioire, se un giovane può giocare e sognare, se un campione può esprimersi e migliorarsi, se un dirigente può divertirsi e professionalizzarsi e sempre merito di buon condottiero. Nel mondo dello sport di oggi spesso vincono i freddi interessi, le bandiere ammainate del calcio degli ultimi tempi sono una prova palese. Di contro oggi ha sventolato una variopinta bandiera, arricchita dai colori di un’altra città, con veri simboli dello sport ben incisi ed una grande S in rappresentanza di un sport appassionante.
Auguri Presidente per questa favola lunga 17 anni. Pierluigi Grande

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