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DAVID BURBURAN IL “CROATO VOLANTE” OGGI COACH DELLE NAZIONALI GIOVANILI

“Il nuovo allenatore delle nazionali giovanili croate di pallanuoto è David Burburan! Oltre a commentare in TV le partite della nazionale maggiore, l’ex giocatore, ha iniziato questa nuova avventura con l’Under 14. Trasferirà la propria esperienza alle giovani promesse croate”. Questo è stato l’annuncio ufficiale dei colleghi degli organi di informazione croate.
E’ un onore iniziare così l’articolo dedicato ad un campione dello sport e amico di sempre. David Burburan ha lasciato una firma indelebile anche nella pallanuoto italiana, a lui mi legano i ricordi di quelle magiche sfide. Si merita tutto il successo che sta ottenendo anche fuori dalla piscina. Ha giocato, studiato e si è professionalizzato. Dopo una fase intermedia nel ruolo di allenatore giocatore, lo fu a Kaposvar in Ungheria, firmando la storia per essere stato il primo allenatore straniero, lo fu con successo in Slovenia con il Koper, oggi ha riabbracciato il Primorje – Rijeka, suo club di partenza e la nazionale croata. Proprio a Rijeka partiva il sogno sportivo di due amici e giovani promesse di nome Samir Barać e David Burburan. Il primo divenne poi il capitano storico e multi medagliato della Croazia, il secondo il “Croato Volante” autore di sfide memorabili sempre ai massimi livelli in giro per il mondo. Un sogno sportivo che diventò realtà per entrambi. Dalla stessa piscina ripartono insieme con un ruolo diverso: quello di regalare lo stesso sogno ai giovani di oggi.
Del resto, tempo prima, avevo raccontato in tv e poi scritto in un libro: “Il croato volante si rifarà! Si rifarà! si rifarà! Conoscendolo si rifarà!”. Era una seconda dei play off tra Latina e Camogli di un lontano 2008, valevole per il passaggio in A1. David aveva sbagliato un rigore determinante, in un minuto fatale di una gara incredibile ed importantissima. Sarebbe stata la prima A1 della storia di una squadra pontina. La terza serie A sportiva della città di Latina, dopo la A1 del Volley e la serie A di calcio femminile di una lontana e amorevole Mobil Tacconi Latina degli anni 80.
David Burburan in quella partita delle partite… dopo quello sbaglio emotivamente difficile non si arrese. “Fece tredici bracciate a tremila allora per recuperare la posizione – recitavo in quel momento – dopo ventisei bracciate infernali una dietro l’altra, per sorprendere la difesa, ripartiva! Era già davanti al portiere avversario e Ruffelli ancora una volta era stato perfetto nell’assist”. David non riesce nell’ascolto passivo e mi ruba parola: “ Ricevevo l’assist, ero esausto, ma non potevo sbagliare. Mi giravo per vedere dov’era l’avversario. Non mi stava dietro! Allora spingevo sulle gambe uscendo con tutto il busto fuori dall’acqua e poi, una due, tre finte prima di un fortissimo tiro. Era il gol del riscatto…”. Era un tempo lontano, ma il testo del libro ci aiuta nei particolari… “ Non potevo finire i play off con quello sbaglio. Non me lo sarei mai perdonato. Fu bellissimo! Gridavo dalla gioia e mi battevo il pugno sul cuore con il pubblico in festa che urlava il mio nome. Arrivavamo a ventitré secondi dal termine, Di Pilato difendeva e il pallone era a noi. Adesso bastava non fare fallo, non perderlo ed era fatta. A1! Urlavo! Me lo facevo passare, sarei andato fino al termine dei secondi. Volevo essere sicuro! Volevo finire in modo memorabile con il pallone tra le mani. Il mio pallone! Avrei vinto un’altra sfida, avrei portato la mia squadra in A1. Fischio finale! Fu festa! A1! Un sogno diventato realtà. Perché ragazzi, sappiate che i sogni possono realizzarsi, basta volerlo e rivolerlo fortemente, con testa e cuore…”.
Oggi, in quella piscina di Rijeka e in nazionale, la sua esperienza sarà utile ai campioni del futuro. Tra questi c’è anche un certo Noà Burburan già nazionale Under 17 della Croazia, è un figlio d’arte che promette bene.
“La vita è incredibile! Oggi mi ritrovo al fianco del mio amico Barać, nella stessa piscina che rappresentò il nostro lancio – dice commosso David – alleno i giovani e mi diverto nel ruolo di commentatore televisivo della nazionale. La soddisfazione più grande però è quella di vedere mio figlio Noà entusiasta della pallanuoto. Lo presento come un attaccante moderno dalla grande creatività, potente e resistente. Il nostro compito è quello di aiutare i giovani ad esprimersi nello sport… ma sarà solo la loro intelligenza e la loro volontà caratteriale a fare la differenza. Soprattutto il mio amico Barać ne è un esempio lampante. Sognava di diventare il capitano di una Croazia vincente e ci è riuscito. Oggi mette la storia di quelle medaglie e trofei a disposizione dei ragazzi. Sono contento di ritrovarmi con lui a condividere gli stessi obiettivi, nella stessa magica piscina…”.
Sei anche l’allenatore della nazionale croata Under 14, è un ruolo importante e motivante.
“Allenare i giovani è sempre motivante. Poter trasferire le proprie esperienze è sempre appagante ed onorevole, sia in un club che in una nazionale. Essere entrato nel giro della Federazione è comunque un grande onore, un vero prestigio per me”. David ha un attimo di esitazione, poi continua: “Mi ha fatto piacere ricordare quella partita in calottina nero-azzurra. L’Italia mi è rimasta nel cuore, sono stato il capitano del Latina, in quella città ho vissuto momenti indimenticabili e lasciato amici veri. Nell’ultima gara di quest’anno con il cuore ero ad Anzio, dove la Latina Pallanuoto era impegnata per gara 2. Non è passata, ma ha fatto comunque un grande campionato. Conoscendo Damiani e compagni, il ritorno in A1 è solo rimandato. Sarebbe un premio per una dirigenza appassionata e professionale”.
Il sogno nel cassetto di Burburan?
“Lo sport agonistico ci ha insegnato a perseguire gli obiettivi con ardore ed umiltà ed una volta raggiunti alzare l’asticella di quel poco che basta per tenere alte le motivazioni. Farò così! Entro breve l’alzerò e ti racconterò del prossimo obiettivo…”
Ci lasciamo con la promessa di organizzare un evento Italo – Croato che possa ricordare i magici momenti della sua carriera. Dal contatto skype mi strizza l’occhio e mi fa un cenno di saluto, poi d’improvviso sparisce nel nero di quel monitor. Dove però rimangono incise le parole degne di un grande sportivo.
Le grafiche delle frasi più simboliche di oggi rappresentano la sigla di chiusura:
“La vita è incredibile! Oggi mi ritrovo al fianco del mio amico Barać, nella stessa piscina che rappresentò il nostro lancio. La soddisfazione più grande però è quella di vedere mio figlio Noà entusiasta della pallanuoto”.
“ Il nostro compito è quello di aiutare i giovani ad esprimersi nello sport… ma sarà solo la loro intelligenza e la loro volontà caratteriale a fare la differenza”.
“L’Italia mi è rimasta nel cuore, sono stato il capitano del Latina, in quella città ho vissuto momenti indimenticabili e lasciato amici veri. Nell’ultima gara di quest’anno con il cuore ero ad Anzio”.
“Lo sport agonistico ci ha insegnato a perseguire gli obiettivi con ardore ed umiltà ed una volta raggiunti alzare l’asticella di quel poco che basta per tenere alte le motivazioni”.
Ciao Capitano al prossimo incontro.
Pierluigi Grande

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