
Ciclismo. La “Vuelta” di Pasquale Di Mattia.Incontri alla Vuelta: Asbjorn Hellemose
Nato a Galten (Danimarca) nel 1999, Asbjørn Hellemose sale in sella per la prima volta a 5 anni, ispirato dal padre. Crescendo come corridore, si rende conto ben presto di avere caratteristiche fisiche molto particolari: è uno scalatore puro, ma con un’altezza insolita di circa 1,92 m per un peso di soli 65-70 kg.
In Danimarca, un territorio prevalentemente pianeggiante e sferzato dal vento, le sue possibilità di fare carriera come scalatore erano quasi pari a zero. Fin da giovane, però, Hellemose subisce il fascino del ciclismo italiano. Il suo primo grande idolo è Ivan Basso; vederlo vincere il Giro di Danimarca a metà degli anni 2000 fa scoccare in lui la scintilla e il desiderio di tentare l’avventura in Italia. Sulla scia di un altro grande corridore danese che aveva fatto la stessa scelta, Rolf Sørensen, Asbjørn decide che per imparare davvero il mestiere deve trasferirsi dove ci sono le grandi montagne.
La scelta di rischiare e l’arrivo al Velo Club Mendrisio
Una volta terminato il liceo, Asbjorn decide di sfruttare il periodo di pausa che tradizionalmente i giovani danesi si concedono prima dell’università per inseguire il suo sogno. Non avendo contatti diretti, decide di rischiare il tutto per tutto e scrive a ben 30 squadre dilettantistiche.
L’unica di esse a rispondergli e a concedergli una chance è il Velo Club Mendrisio (squadra di confine svizzera guidata da Alfredo Maranesi e Dario Nicoletti, ma fortemente inserita nel panorama ciclistico lombardo). Nel 2019, all’età di vent’anni, Hellemose arriva così a Como pur senza conoscere una sola parola di italiano.
La “nuova scuola” italiana e l’adattamento a Como
L’impatto con il ciclismo italiano si rivela una vera e propria “nuova scuola”. Se in Danimarca era abituato a correre in gruppo con al massimo 60-100 corridori, in Italia si ritrova a dover gestire corse a dir poco caotiche con oltre 200 partenti. Sotto la guida fondamentale di Dario Nicoletti, impara a muoversi in gruppo e a comprendere le tattiche di gara.
Per integrarsi al meglio, Asbjørn si sforza di imparare rapidamente l’italiano (che oggi parla perfettamente), un passo che ritiene fondamentale per comunicare con i direttori sportivi e legare con i compagni di squadra. Il suo legame con l’Italia si consolida definitivamente durante la pandemia di Covid-19, quando pur di non interrompere il suo percorso di crescita, decide di non rientrare in Danimarca e rimane da solo nel suo appartamento di Como ad allenarsi sui rulli.
Questa determinazione fa di Hellemose uno dei migliori dilettanti del panorama italo-svizzero (conquistando anche un 5° posto al Giro d’Italia Under 23), portandolo a considerare Como come la sua seconda casa, dove tuttora vive.
Asbjorn è anche uno specialista del gravel, una bicicletta che combina le caratteristiche di una mountain bike con quelle di una bicicletta da corsa, tanto da vincere la 2a tappa del Santa Vall nel 2024 in Spagna.
Il vostro cronista ha potuto incontrare Asbjorn Hellemose alla partenza della Vuelta di Spagna ed il ciclista danese ha parlato delle aspettative sue e di squadra, oltre a fornire un breve accenno sul momento del ciclismo danese.
“Le aspettative mie e della squadra sono quelle di interpretare la corsa in chiave offensiva, entrando in fuga e cercando di vincere almeno una tappa. Il ciclismo danese, anche se non abbiamo una squadra nel World Tour, vive un grande momento non solo con Vingegaard, ma anche con altri corridori, ne indico due che sono presenti qui alla Vuelta, Mattias Skjelmose, teoricamente da podio e Mads Pedersen, da anni ai vertici nelle corse in linea”.
La storia di Asbjorn Hellemose è una bella storia di resilienza e tenacia, di un ragazzo danese che non ha esitato a lasciare la propria terra per affrontare un mondo totalmente diverso da quello da cui proviene e nel quale si è integrato perfettamente, a partire dalla conoscenza della lingua. Non si è perso d’animo quando si è ritrovato senza squadra ed oggi corre nel circuito World Tour con i colori del team australiano Jayco – AlUla.
English version
Encounters at the Vuelta: Asbjorn Hellemose
Born in Galten, Denmark, in 1999, Asbjørn Hellemose first got on a bike at the age of five, inspired by his father. As he developed as a rider, he soon realized he possessed distinctive physical attributes: he was a pure climber, yet unusually tall at around 1.92m, weighing only 65–70kg.
In Denmark—a predominantly flat, wind-swept landscape—his chances of building a career as a climber were virtually non-existent. From a young age, however, Hellemose was captivated by Italian cycling. His first major idol was Ivan Basso; watching him win the Tour of Denmark in the mid-2000s ignited a spark and a desire to pursue a cycling adventure in Italy. Following in the footsteps of another great Danish rider who had made the same choice—Rolf Sørensen—Asbjørn decided that to truly master the craft, he needed to move to where the big mountains were.
Taking a risk and arriving at Velo Club Mendrisio
After finishing high school, Asbjørn decided to use the gap year traditionally taken by young Danes before university to chase his dream. With no direct contacts, he decided to take a bold gamble and wrote to no fewer than 30 amateur teams.
The only team to reply and offer him a chance was Velo Club Mendrisio—a Swiss team based near the border, led by Alfredo Maranesi and Dario Nicoletti, yet deeply integrated into the Lombardy cycling scene. In 2019, at the age of twenty, Hellemose arrived in Como without knowing a single word of Italian.
The Italian “new school” and adapting to life in Como
His introduction to Italian cycling proved to be a genuine “new school” experience. While he was accustomed to racing in packs of 60 to 100 riders in Denmark, in Italy he found himself having to navigate chaotic races featuring over 200 starters. Under the crucial guidance of Dario Nicoletti, he learned how to maneuver within the peloton and grasp race tactics.
To settle in effectively, Asbjørn made a concerted effort to quickly learn Italian—a language he now speaks fluently—viewing it as essential for communicating with sports directors and bonding with his teammates. His connection to Italy was cemented during the COVID-19 pandemic; determined not to interrupt his development, he chose not to return to Denmark, remaining alone in his Como apartment to train on an indoor trainer.
This determination established Hellemose as one of the top amateur riders on the Italian-Swiss circuit—including a fifth-place finish at the Giro d’Italia Under-23—and led him to regard Como as his second home, where he still lives today.
Asbjorn is also a gravel specialist—riding a bike that blends mountain bike and road bike characteristics—and even won Stage 2 of the 2024 Santa Vall race in Spain.
I had the opportunity to meet Asbjorn Hellemose at the start of the Vuelta a España; the Danish cyclist discussed his own and the team’s expectations, while also briefly touching upon the current state of Danish cycling.
“My expectations, and the team’s, are to race aggressively—getting into breakaways and aiming to win at least one stage. Danish cycling is enjoying a great moment right now; even though we don’t have a World Tour team, we have riders like Vingegaard and others—I’d highlight two who are here at the Vuelta: Mattias Skjelmose, a potential podium contender, and Mads Pedersen, who has been at the top level of one-day races for years.”
Asbjorn Hellemose’s story is a compelling tale of resilience and tenacity—the story of a young Dane who didn’t hesitate to leave his homeland to face a world vastly different from his own, and who integrated perfectly, starting with mastering the language. He didn’t lose heart when he found himself without a team, and today he races on the World Tour circuit in the colors of the Australian squad Jayco-AlUla.
Pasquale Di Mattia
Redazione PassioneSport.tv